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In viaggio nel Masai Mara, il respiro della savana

Postato da il 29 Agosto 2026

Il rito della Grande Migrazione

La vera vertigine della savana la vivo stringendo tra le mani il binocolo, quando l’orizzonte comincia a vibrare. È l’incanto della Grande Migrazione, che tra l’ultima settimana di luglio e i primi giorni di agosto trasforma il Masai Mara in un palcoscenico drammatico e primordiale. Attraverso le lenti, la pianura è una massa viva in continuo movimento, con milioni di gnu e zebre che compiono la loro epica transumanza dalla Tanzania, sfidando le correnti impetuose e i coccodrilli del fiume Mara. È un’ipnosi visiva. Peter conosce ogni segreto di questo ecosistema e me lo racconta mentre la jeep taglia le praterie punteggiate di acacie verso l’Oloolo Gate, ai piedi della Oloololo Escarpment.

Ogni anno, durante la Grande Migrazione le mandrie di gnu, zebre e antilopi attraversano il Masai Mara

A&K

Mi mostra l’orgoglio dei leoni, spiegandomi come il tempo scriva la loro storia attraverso il colore della criniera, che si fa più scura e fiera con l’avanzare degli anni, in una vita che dura appena dodici anni. Mi indica l’eleganza del ghepardo, un predatore che non dorme mai per più di venti minuti di fila per restare vigile, e mi racconta della pazienza infinita delle elefantesse, madri per ventidue mesi di gestazione. Intorno a noi si muove un carosello di biodiversità fatto di giraffe, Twiga in lingua Swahili, l’animale dal collo lungo, di superbi facoceri, i Pumbaa, di antilopi e di impala, i cui piccoli rimangono a stretto contatto con i genitori per una settimana per ricevere l’imprinting. Persino il cielo è saturo di vita, solcato dalle ali pesanti dell’aquila dalla lunga cresta, mentre nel bush si alternano i profili del Candelabra Tree, dell’olivo africano, di antichi fichi selvatici e del Greenheart tree che offre un antico rimedio officinale per i dolori del corpo.




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