Valentina Piccinini: «Il boato della montagna che crolla mi rimbomba ancora nelle orecchie. Abbiamo il bene più prezioso: la vita»
Postato da Redazione Radio WOW il 28 Agosto 2026

Qual è la prima immagine che le torna in mente quando ripensa a quei momenti?«Il boato della montagna che crolla mi rimbomba ancora nelle orecchie. È un suono costante. Se chiudo gli occhi, vedo la nube marrone che avanza verso di noi. La prima immagine che mi torna in mente, però, è quella di una donna nepalese che stava recitando i suoi mantra. Mi sono accodata alle sue preghiere, senza nemmeno sapere quale Dio stessi pregando».«Eravamo su un pullman a Timure, a pochi chilometri dal confine con la Cina, lungo una strada vicinissima al fiume. All’inizio non avevo capito cosa stesse succedendo. Ricordo solo che, d’istinto, ho aperto il finestrino del pullman come per cercare una via di fuga. Stefano ha gridato di scappare e io l’ho seguito, ma subito dopo sono andata in confusione».«Scendendo dal pullman, sono inciampata. Ho perso l’orientamento e, invece di seguire gli altri, ho preso la direzione sbagliata. Non sentivo più nulla attorno a me, vedevo solo quella nube marrone. Per circa quaranta minuti sono rimasta da sola, poi un militare mi ha indicato con la mano la direzione da prendere, dove c’erano gli altri. Alcuni nepalesi mi hanno aiutata a salire la montagna. Ho trovato un ragazzo che aveva un telefono con un po’ di campo e sono riuscita a far contattare la nostra guida. Stefano era l’unico italiano del gruppo, ma sapevo che non aveva il cellulare con sé. Ci siamo ritrovati dopo quasi un’ora, mi avevano data per morta».«Una gratitudine immensa. Sarebbe bastato un secondo in più e non sarei qui. Quando ci siamo ritrovati, mi hanno raccontato che la guida era tornata tre volte al pullman con Stefano per cercarmi. L’acqua li sballottava, hanno rischiato parecchio anche loro. Più volte, in queste ore, ci siamo chiesti perché siamo sopravvissuti, ma non c’è una spiegazione, forse solo una benedizione».«Quando hanno iniziato ad arrivare i soccorsi nella parte alta del villaggio, abbiamo capito che stava per piovere e non riuscivano a raggiungerci. Così abbiamo risalito la montagna e ci siamo rifugiati in alcune casette arroccate, che sembravano depositi per gli attrezzi. Eravamo noi otto del nostro gruppo e una trentina di persone del posto. Erano amici tra loro, persone che lavoravano lì. Hanno acceso il fuoco, mentre i militari hanno messo a disposizione del cibo. Hanno celebrato la vita e ci hanno dato una grande lezione. Loro hanno perso tutto, noi abbiamo ancora una casa dove tornare, eppure sono stati loro a tenderci la mano. Noi abbiamo dato quel poco che ci era rimasto negli zaini: k-way, pantaloni per la pioggia, calze di lana. Non siamo riusciti a dormire, ma ci siamo fatti coraggio finché, l’indomani, gli aerei militari sono riusciti a recuperarci. Poi abbiamo saputo che quel luogo in cui abbiamo trascorso la notte non esiste più: è stato completamente spazzato via».
L’articolo originale Valentina Piccinini: «Il boato della montagna che crolla mi rimbomba ancora nelle orecchie. Abbiamo il bene più prezioso: la vita» lo potete trovare al seguente Link