L’Europa mette un freno agli affitti brevi: cos’è l’Affordable Housing Act e cosa cambia per le seconde case
Postato da Redazione Radio WOW il 10 Settembre 2026

Il professore Filippo Celata, studioso del mercato abitativo, ha sottolineato proprio questo punto commentando il provvedimento sul suo profilo Facebook: «Il vero tema è l’utilizzo non residenziale degli immobili residenziali: medio termine, immobili vuoti, seconde case, perfino studi professionali in appartamento».
Quante città italiane sarebbero coinvolte?
Per capire cosa potrebbe significare in Italia bisogna fare attenzione ai numeri che stanno circolando: non esiste ancora una lista ufficiale delle città “sotto stress abitativo”. La metodologia europea è stata presentata insieme alla proposta e il provvedimento dovrà ora essere discusso da Parlamento e Consiglio.
L’Aigab, l’Associazione italiana gestori affitti brevi, ha però fatto una simulazione applicando il parametro del rapporto tra prezzo delle abitazioni e reddito a diverse città italiane. Secondo i suoi calcoli, Venezia arriverebbe a 12,35 e Milano a 10,91. Roma sarebbe a 8,60, Napoli a 8,22 e Bari a 8,03, mentre Genova (6,63) e Torino (6,38) resterebbero sotto la soglia di 8.
Nelle località turistiche i valori della simulazione salgono ancora: 38,31 a Cortina d’Ampezzo, 21,55 ad Amalfi, 16,48 a Courmayeur, 12,58 a Polignano a Mare e 11,92 a Monterosso al Mare. Taormina arriverebbe a 8,08.
Sono però simulazioni, non classificazioni ufficiali. I calcoli europei utilizzeranno infatti una metodologia e fonti statistiche proprie e, cambiando i dati utilizzati per prezzi e redditi, possono cambiare anche i risultati.
Celata ha provato a fare un passo ulteriore, mappando in maniera approssimativa le aree di Roma, Milano e Napoli che potrebbero rientrare nello «stress abitativo» secondo i criteri della proposta. Per Roma, secondo la sua elaborazione, le aree interessate rappresenterebbero circa il 16% della superficie comunale, il 55% della popolazione residente e il 60% dell’intero stock abitativo.
Anche in questo caso si tratta di una stima, non di una classificazione ufficiale. Ma dà un’idea di quanto il tema potrebbe essere ampio: le eventuali nuove restrizioni potrebbero non riguardare soltanto poche strade dei centri storici o le zone più turistiche.
La posizione di chi gestisce gli affitti brevi
L’Aigab contesta però l’impostazione del provvedimento. Il presidente Marco Celani sostiene che la Commissione abbia scelto di intervenire sulle limitazioni invece di concentrarsi sull’aumento dell’offerta abitativa e mette in dubbio l’esistenza di evidenze sufficienti a dimostrare che le nuove misure produrranno effetti significativi sulla disponibilità e sull’accessibilità delle case. «I cittadini europei si aspettavano risorse per aumentare l’offerta di alloggi e ha scelto invece di limitare diritti delle famiglie italiane sia rispetto agli affitti brevi che alla possibilità di vendere o comprare seconde case».
La Commissione, però, nel provvedimento non indica le restrizioni come unica risposta alla crisi: insiste anche sull’aumento dell’offerta di abitazioni, attraverso nuove costruzioni e ristrutturazioni, il recupero degli immobili vuoti e lo sviluppo dell’edilizia sociale.
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