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Gianni Amelio a Venezia: «Il Mediterraneo è diventato una tomba. Per l’accoglienza basta il cuore, per l’inserimento dovrebbe esserci la politica. Remigrazione è una cattiva parola»

Postato da il 3 Settembre 2026

Amelio non vuole però che Davide venga letto come un santo. Spiega a lungo che avrebbe «totalmente sbagliato il racconto» se avesse costruito «una specie di frate laico» che va per Roma a raccogliere persone da portarsi a casa. Davide, invece, si trova in pronto soccorso, vede una ragazza senza un posto dove andare e le offre una notte. Poi arrivano altre persone, lui prima reagisce, si arrabbia quando vede invaso il proprio spazio, e soltanto dopo cambia atteggiamento.

Ed è qui che Amelio torna al limite dell’iniziativa individuale: «L’individuo non ha più possibilità. In questo senso dico che ci vuole la politica». Borghi aggiunge un augurio molto semplice: gli piacerebbe che potesse esistere «un’altra versione del film in cui non c’è bisogno che Davide ospiti nessuno perché se ne occupano le istituzioni».

Quando gli chiedono perché all’inizio sia proprio un uomo a ritrovarsi con un bambino affidato alle proprie cure, Amelio racconta un pezzo della sua vita: «Spesso ci si fa guidare dalla propria esperienza, dalla vita, perché devi metterti in gioco ogni volta che racconti e a me è capitato questo. Lei magari non lo sa, però io ve lo dico adesso. Io ho adottato un ragazzo albanese, ma l’ho adottato tramite suo padre naturale. Io sono diventato amico di suo padre naturale che poi mi ha spinto ad adottare suo figlio. E allora chiaramente non andavo troppo lontano, no? Quindi ho parlato di me cercando di parlare di tutti e per tutti».

Anche i libri che circondano Davide hanno qualcosa di personale. «I libri dovrebbero camminare», precisa Amelio. «È un mio desiderio che i libri si passino di mano in mano come si faceva una volta. Per esempio, io regalo molti libri, ma non perché me ne voglia disfare, ma perché mi fa piacere che un’altra persona legga quel libro». Racconta delle bancarelle che stanno scomparendo e delle edicole trasformate in negozi di souvenir, fino a una constatazione: «In Italia si scrive più di quanto si legge».

Per Alessandro Borghi, la difficoltà era anche nella distanza dal protagonista: «La vera sfida di fare questo film per me è stata che ogni volta che dovevamo mettere in scena una scelta, nell’80 per cento dei casi io non avrei fatto quello che ha fatto il mio personaggio. È stato un viaggio impegnativo, di mettermi in discussione ogni volta». Borghi riconosce di condividere con Davide «un’attenzione e una sensibilità rispetto ad alcuni temi», ma non le sue reazioni. «Su molte cose ho trovato delle grandi distanze e mi sono divertito a trovarle».




L’articolo originale Gianni Amelio a Venezia: «Il Mediterraneo è diventato una tomba. Per l’accoglienza basta il cuore, per l’inserimento dovrebbe esserci la politica. Remigrazione è una cattiva parola» lo potete trovare al seguente Link