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Franco Cologni racconta Homo Faber: «Il fatto a mano nell’era dell’intelligenza artificiale? È una scelta di libertà. La competenza degli artigiani non è un freddo tecnicismo: è fragilità e grandezza, è dignità e bisogno»

Postato da il 28 Agosto 2026

Lei ha lavorato tanto nel mondo del lusso: che cosa caratterizza oggi il lusso?«Il mio sguardo sul lusso non riesce a essere neutrale. Per molti anni ne ho analizzato le virtù, ma anche i vizi: perché esattamente come le persone, anche il mondo del lusso non è esente dalle tentazioni che guastano l’animo. L’invidia, per esempio, che porta il marketing a copiare invece che a sperimentare. La superbia, che non ci fa vedere chi fa meglio di noi per migliorare il nostro prodotto. L’avarizia, che a volte porta a non remunerare adeguatamente il lavoro degli artigiani. E così via. Oggi il lusso è in una fase di grande ripensamento; non è e non sarà mai privo di difetti, ma è anche un mondo in cui le virtù della creatività, dell’etica, del talento umano risplendono. Questo è il solo e unico lusso che io vedo, oggi come ieri: quello creato dagli esseri umani per durare, per rendere più belle le nostre vite».«C’è un presepe napoletano che tengo sempre nel mio ufficio, realizzato dal maestro Ulderico Pinfildi. È talmente dolce, bello e struggente che mi emoziona sempre, perché racchiude tutto ciò che ci rende umani: la fragilità e la grandezza, la dignità e il bisogno».«Dicendo la verità. Questi sono mestieri che richiedono talento, abnegazione, sacrificio; ma anche creatività, passione, dinamismo. Per accendere nei giovani la passione per i mestieri d’arte occorre cambiare la vecchia narrativa e presentare i fatti per come sono: le imprese del lusso coccolano i loro artigiani, e chi vuole aprire la sua attività, pur in mezzo alle infinite difficoltà del fare impresa, sa che potrà scegliere l’indipendenza e il tempo. Occorre rendere desiderabili i giovani che indossano il grembiule, lo “scusàa” come si diceva a Milano; quei ragazzi che usano gli utensili e gli attrezzi come i calligrafi usano le stilografiche, che hanno mani che li rendono liberi».«Il mio amico Pino Grasso, forse il più grande ricamatore che abbiamo avuto l’Italia; ora non c’è più, ma il suo atelier è gestito dalla bravissima figlia Raffaella. Pino e le sue ricamatrici hanno fatto la storia della moda: la moda più bella, da Armani a Valentino, da Dolce&Gabbana a Ferrè. Lui mi ha fatto capire che un vero maestro non è mai un esecutore, ma un interprete: comprende la cultura del designer, assorbe la bellezza del progetto, studia, e restituisce un’opera ancora più bella di quanto chi l’aveva immaginata avrebbe potuto pensare».




L’articolo originale

Franco Cologni racconta Homo Faber: «Il fatto a mano nell’era dell’intelligenza artificiale? È una scelta di libertà. La competenza degli artigiani non è un freddo tecnicismo: è fragilità e grandezza, è dignità e bisogno»

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