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Cecilia Zandalasini: «Il basket? Non ho mai avuto un dubbio e nemmeno un piano B. Avevo la palla in mano a tre anni. Da ragazzina guardavo Kobe Bryant e lo imitavo»

Postato da il 30 Agosto 2026

La prima volta che è andata negli Usa a giocare nella WNBA aveva 21 anni.«Sì, nel 2017. La prima volta che l’ho fatto, ho fatto metà stagione. Mi hanno chiamata appena dopo gli Europei. Lì ero stata proprio sballottata in un mondo nuovo, un mondo incredibile che non pensavo allora di poter vivere. L’approccio è stato molto più inconsapevole, quasi vissuto come un sogno. Adesso è la terza estate di fila che la faccio con una consapevolezza diversa. Sono più concentrata su quello che devo fare, come posso fare per farlo bene, per guadagnarmi i miei minuti, diciamo per avere un impatto diverso da quello che pensavo di poter avere a 21 anni».«Mi piace molto, è molto competitivo, è molto esigente, però dall’altra parte è bellissimo, è un modo di vivere la pallacanestro ai suoi massimi: è sempre molto divertente, ma allo stesso tempo è sfidante. Ti porta anche a chiedere sempre di più a te stessa, costantemente. La visione americana, diversamente da quella italiana, ti spinge, ti sprona: c’è un modo di spingersi l’un l’altro per fare meglio, per spingersi sempre più in alto, che in Italia, per quel che mi riguarda, ho trovato meno. Venire qua ti dà veramente la possibilità di fare il massimo, di provare a raggiungere quello che è il massimo tuo personale. Mi piace la mentalità americana nella cultura dello sport. Noi ce l’abbiamo forse di più negli sport individuali».«Però è bellissimo, ti spiega proprio l’idea di quanto qua ci si possa spingere oltre da un punto di vista che è di marketing: creare una squadra da zero, darle un nome, scegliere i colori».«La Lega è ancora nuova. Negli ultimi due anni è ancora molto in crescita, ma la cosa incredibile è che ha dei margini ancora di crescita incredibili. L’accordo fatto in questi anni non si era mai visto in nessun tipo di sport al femminile: è un mondo bellissimo. Forse dall’Europa non ci si rende conto di quanto la WNBA sposti in termini di persone e fondi».«Sì, come l’NBA. Oggi lo posso dire al 100%, sia per strutture che per organizzazione, come viaggiamo, la quantità di partite che giochiamo, è una macchina enorme che ti sposta tutti i giorni in tutti gli Usa. Una stagione molto impegnativa, però veramente organizzata nei minimi dettagli per far sì che tutte le squadre possano effettivamente giocare 44 partite nel giro di quattro mesi e mezzo».«Non sono stata effettivamente la primissima italiana, ce ne sono state altre, ma sono la prima di questo nuovo periodo. Non che io mi senta pioniera, però ho sempre cercato di spingermi oltre. Quando gli americani fanno business lo fanno sul serio e quindi non sai mai tu dove ti possa trovare domani o se la squadra ti vorrà ancora, se ci saranno dei cambiamenti. Quindi è sicuramente anche un rischio, però penso che valga la pena correrlo. Si possono aprire tante porte anche per le giocatrici europee. Quest’anno credo ci sia stato il numero più alto di europee nella Lega».




L’articolo originale Cecilia Zandalasini: «Il basket? Non ho mai avuto un dubbio e nemmeno un piano B. Avevo la palla in mano a tre anni. Da ragazzina guardavo Kobe Bryant e lo imitavo» lo potete trovare al seguente Link