Anoressia al maschile, Laerte Pappalardo ricorda il periodo in cui soffrì di disturbi alimentari: «Non mangiai più per due anni, arrivai a pesare 54 chili». Lo psicologo: «Un uomo può convincersi che la restrizione alimentare è questione di disciplina»
Postato da Redazione Radio WOW il 29 Agosto 2026
La fotografia dell’anoressia maschile è più complessa di quella suggerita dalla sola bilancia. «Probabilmente oggi riconosciamo meglio forme che in passato sfuggivano, perché criteri e immaginario erano costruiti soprattutto sull’esperienza femminile», osserva il dottor Mian. «Negli uomini il disturbo può manifestarsi anche attraverso un fisico apparentemente atletico, mantenuto con restrizione alimentare e forme di allenamento compulsivo». «Conta la traiettoria più del numero sulla bilancia: quanto peso è stato perso, in quanto tempo, con quali comportamenti e con quali conseguenze fisiche», aggiunge Russo. «Da non trascurare sono l’eliminazione progressiva degli alimenti, la paura di carboidrati e grassi, il conteggio ossessivo delle calorie e il bisogno di pesare ogni porzione. Sul piano fisico, freddolosità, stanchezza, calo della libido, perdita di forza, problemi intestinali, infortuni e difficoltà di recupero possono essere campanelli d’allarme. Da non sottovalutare».
Anoressia al maschile: qualche dato del fenomeno
Secondo uno studio del 2025 titolato Gender differences in eating disorders e pubblicato sul portale di ricerche scientifiche PubMed, l’anoressia nervosa negli uomini ha una prevalenza stimata tra lo 0,1% e lo 0,3% nell’arco della vita, contro lo 0,8-6,3% nelle donne. Sempre lo stesso studio evidenzia che in Italia, secondo le stime più recenti, l’incidenza dell’anoressia negli uomini varia da 0,02 a 1,4 nuovi casi ogni 100.000 abitanti all’anno, ma gli esperti ritengono che il dato sia sottostimato a causa delle diagnosi mancate. Un articolo di quest’anno firmato dalla Società Italiana di Pediatria (SIP) evidenzia che negli ultimi anni i disturbi della nutrizione e dell’alimentazione sono aumentati anche nei ragazzi, con una crescita più rapida rispetto alle ragazze, soprattutto nella fascia 12-17 anni. Nei maschi, inoltre, l’esordio può essere più precoce e, al momento della diagnosi, il quadro clinico tende a essere più severo, probabilmente perché il disturbo viene riconosciuto più tardi.
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