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Emma Marrone intervista Emma Bonino. Io non lo farei, ma non vuol dire che tu

Postato da il 11 Settembre 2026

**Questo articolo è stato pubblicato sul numero 39 di Vanity Fair in edicola fino al 30 settembre 2020. Lo riproponiamo nel giorno della morte di Emma Bonino. **

Si è battuta contro la fame, le mine antiuomo, la dittatura cinese, la pena di morte, le mutilazioni genitali femminili, e ha lottato per il diritto di abortire, l’Unione Europea e la Costituzione. Basta citare una qualsiasi battaglia per i diritti civili della storia repubblicana di questo Paese, e, come per magia, salta sempre fuori un nome: Emma Bonino. Per questo, quando l’ho incontrata, sapevo di avere davanti un gigante oltre che una donna. E per questo, la prima domanda, per una che è stata definita dai suoi atti politici tutta la vita, è stata: come si definirebbe? Lei ha risposto: «Diamoci del tu».

Va bene Emma. Come ti definiresti? «Una persona come tutte. Ma se devo dire una cosa, direi: tutte le donne che, per esempio, hanno assunto la responsabilità di avere dei figli, sono molto più coraggiose di me. Perché un figlio, ti piaccia o non ti piaccia, è per sempre. Un marito, un fidanzato, se lo lasci se ne farà una ragione. Ma un figlio è per sempre: devi saperti dire, ancor prima di dirlo a lui, che prendi un impegno per sempre. Quando avevo quarant’anni per mia mamma ero sempre la sua bambina. Io invece questo coraggio non l’ho mai avuto, ne ho avuti altri. Poi si sa, il coraggio non significa non avere paura, ma governarla, ed è un apprendistato che dura molto tempo».

Sicura di essere come tutte? «Certo. Ho avuto i miei amori, le mie delusioni, nulla di originale, ho due occhi, un naso, due orecchie. Mi è capitato tutto quello che succede a tutte le donne, ma sono anche una che pensa due cose, soprattutto: la prima è che il privato è politico ma non è pubblico. Mentre ho l’impressione che siamo arrivati all’opposto, si racconta tutto di sé stessi, sono in vacanza qui, mi sono fidanzata con il tale, faccio la dieta così, cose di nessun interesse, francamente… Invece i problemi che attengono scelte personali sono altamente politici. Io ho vissuto, quando ero ragazza, un’atmosfera di proibizionismo, o di criminalizzazione, mi riferisco soprattutto alla battaglia contro l’aborto clandestino».

E la seconda cosa? «Un mio tratto distintivo, che è molto profondo in me, è: io non lo farei, ma non vuol dire che tu non lo devi fare. O, peggio ancora, qualcuno te lo deve vietare per legge. Ricordo, comunque, che la libertà di scelta non è sinonimo di felicità, a volte scegliere è molto doloroso e molto difficile».

Pensi che in Italia, in questo momento, la libertà sia garantita? Quanto siamo liberi di poter esprimere la nostra opinione e portare avanti le nostre battaglie individuali? «Penso che il presente sia fatto di luci e ombre. Esistono temi tabù per ragioni politiche, invece io penso vadano affrontati proprio perché complessi e difficili, guarda il fenomeno dei migranti: nessuno ha la soluzione miracolosa, ma va governato. È per questo che serve la politica: se fossimo tutti d’accordo e i problemi fossero semplici, non ci sarebbe bisogno di regole. Farsi sentire non è automatico, specie se affronti temi che la classe politica non vuole affrontare. Altro esempio: l’eutanasia, scegliere come morire. Sembra che uno stia proponendo chissà che cosa, mentre dice solo: io non lo farei, ma non vuol, dire che tu non lo possa fare, la libera scelta di come morire fa parte della vita. Perché la morte fa parte della vita, ma è un tabù. Siamo arrivati al testamento biologico, in modo che ognuno si prende la responsabilità di indicare come vuole finire la propria vita, nel caso il cervello non funzionasse più. Dice: sì, ma la vita è un dono di Dio. Appunto, dico io, se è un regalo è un regalo, non è un prestito».




L’articolo originale Emma Marrone intervista Emma Bonino. Io non lo farei, ma non vuol dire che tu lo potete trovare al seguente Link