Pino Corrias: «Giorgia Meloni è la premier più longeva della nostra storia repubblicana. Ecco tutti i suoi record (non sempre proprio positivi)»
Postato da Redazione Radio WOW il 1 Settembre 2026

Blu d’occhi e rosa di sondaggio, Giorgia Meloni saltò fuori dall’arco parlamentare, in fondo a destra, dal quasi nulla di Fratelli d’Italia, anno 2022, quando alle urne passò dal 4 e qualcosa al 26 per cento. Quel giorno divenne la prima donna a sedersi in cima al governo dell’Italia che lei chiama Nazione e mai Repubblica. Il prossimo 4 settembre saranno 1.412 i suoi giorni a Palazzo Chigi. Record assoluto nella nostra storia repubblicana: più di Berlusconi, più di Craxi, più di De Gasperi.
Tosta di carattere, bionda di sorriso, svelta a imparare, si racconta underdog (cioè, sfortunata, svantaggiata) ma non è vero: a 21 anni è consigliere provinciale, a 29 parlamentare, a 31 il più giovane ministro della nostra Storia, dicastero della Gioventù. Ora è primo ministro con tanto di monumento equestre alla durata. Un po’ meno per le opere.
Tre grandi riforme aveva promesso. Il premierato, che non si farà, non c’è più tempo. L’autonomia differenziata delle Regioni, che la Consulta le ha smontato. La separazione delle carriere dei magistrati, che gli italiani hanno bocciato.
Insieme ai tre bersagli mancati aveva promesso fuochi d’artificio sovranisti contro le burocrazie di Bruxelles, ma andando a braccetto di Ursula von der Leyen ha imparato a maneggiare l’estintore. Voleva schierare il blocco navale contro gli immigrati, promettendo tolleranza zero per i trafficanti di uomini, ma ha liberato il più cattivo di tutti, il generale Almasri. Doveva diminuire le tasse, invece sono salite al 43,1 per cento. Doveva cancellare le accise sulla benzina, ci si è messa la crisi energetica a moltiplicare i prezzi. Nel frattempo, il debito pubblico ha superato i 3.200 miliardi. E la crescita del prodotto interno lordo continua a viaggiare sullo zero virgola, lentezza utile solo per contemplare il paesaggio di una persistente crisi industriale. In compenso, lo spread è sceso di molto e l’occupazione è salita di qualche punto. Ha guadagnato standing internazionale, superando persino l’ingenuità di fidarsi di Trump, credere alle sue lusinghe, per poi subirne il violento voltafaccia alla prima blanda disobbedienza.
Alle molte guerre che incendiano il Pianeta, s’è subito adeguata. Da sovranista s’è fatta atlantista. Ha ripudiato Putin. Ha fatto finta di non vedere lo sterminio di Gaza, i soprusi in Cisgiordania, i bombardamenti in Libano, l’assalto al Venezuela e all’Iran. Da camerata di Colle Oppio s’è rivestita Armani per i vertici internazionali, le fotografie tra i capi di Stato, i tappeti rossi.
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